Siamo un gruppo di insegnanti di
Roma
Siamo un gruppo di insegnanti
del 166° Circolo didattico "A.
Gramsci" di Roma ed è un
sentimento misto di raccapriccio
e vergogna che sentiamo e
desideriamo esprimere nei
confronti della proposta del
Ministro degli Interni Maroni di
prendere le impronte ai bambini
rom. Non vogliamo nasconderci
dietro a dichiarazioni di
principio, in quanto siamo
consapevoli dei problemi posti
ormai dalle diverse comunità
criminali che “usano” i bambini
per i loro scopi non certamente
onesti: questi problemi peraltro
erano stati già segnalati dal
precedente Ministro degli
Interni Amato. Ciò che troviamo
ripugnante nell’attuale proposta
è il fatto che non potendo
pensare di prendere le impronte
a tutti i bambini che vivono in
situazioni palesi o marginali di
criminalità, l’attuale governo
abbia pensato di individuare un
“capro espiatorio”, rispetto ai
problemi della sicurezza, nei
bambini rom, di quei bambini che
in modo generico vengono
definiti romeni, anche se
appartengono a un’etnia di fatto
apolide e, in quanto tale, priva
della protezione che
l’appartenenza a uno stato
garantisce.
Siamo insegnanti e operiamo in
una zona a rischio, e nella
scuola il principio
dell’integrazione è l’elemento
centrale intorno a cui si svolge
la nostra azione di insegnanti
ed educatori. Conosciamo molto
bene sia i bambini rom che i
bambini italiani a rischio
sociale, perché frequentano la
nostra scuola, e ci “prendiamo
cura” degli uni e degli altri,
attraverso una relazione
educativa fondata sul
riconoscimento dell’altro e
sulla mediazione culturale di
contenuti e metodologie, e
facciamo in modo che attraverso
la scuola questi bambini-
tutti!- possano divenire davvero
cittadini attivi di questo
stato.
Quello che abbiamo dovuto
registrare negli anni è, invece,
spesso la solitudine della
scuola nell’affrontare a mani
nude tutti i nodi e i problemi
che il difficile processo
dell’integrazione comporta. Ci
siamo misurati come scuola su
poche risorse, umane ed
economiche; in compenso abbiamo
avuto modo di misurare spesso la
miopia delle istituzioni
nell’incapacità/diffidenza di
avviare reali politiche di rete
dei diversi servizi per
migliorare la prospettiva del
futuro rispetto
all’integrazione.
E oggi, la risposta è solo
questa: la più iniqua, la più
ingiusta- prendere le impronte
dei bambini rom!- perché la più
facile da adottare e da fornire
come effetto placebo, da una
parte, e propaganda, dall’altra,
agli egoismi individuali e alle
paure indotte nelle persone che,
ahinoi!, in larga misura hanno
rinunciato a pensare.
Fabiana Fabiani,
Paola Passagrilli, Maria Tita,
Angela Costanzi, Maria Assunta
Di Nubila, Sabrina De Santo,
Anna Miele, Maria Citera,
Silvana Trinci, Francesca
Pulvirenti, Antonia Di Marco,
Giorgia Giacobbe, Ester Raucci,
Agata Marino, Federica Sparanero,
Francesca Noto, Marisa De Musis,
Claudia Elisabetta
(lettera
pubblicata su vari siti
internet)
Sono un'educatrice di bambini
Rom
Salve, stavo leggendo quello che
avete scritto a proposito dei
Rom…e volevo intervenire.
Sono un educatrice di bambini
Rom e ormai da anni lavoro a
stretto contatto con loro e con
le loro famiglie. Purtroppo ho
riscontrato in prima persona
quanta “ignoranza” ci sia
sull’argomento e sopratutto
quanta non voglia di conoscere e
capire.
Per prima cosa la gente continua
a chiamare i Rom “zingari” senza
sapere che è una grossa offesa
per loro..gli zingari hanno
altra provenienza e altra
storia.
mi rendo conto delle diversità
che ci separano dal loro modo di
vivere le cose, all’inizio
facevo fatica ma poi ho scoperto
un mondo meraviglioso e da
amare. Per fare questo è
necessario entrare in contatto
con loro, senza pretendere di
cambiare la loro cultura (come
molti intendono fare perchè la
ritengono “sbagliata”), ma
capire i motivi, molto
ancestrali, del loro modo di
essere.
i bambini sono come tutti i
bambini, solo con meno regole di
comportamento. I bambini Rom
sono abituati a correre, saltare
in continuazione, amano gli
spazi aperti e difficilmente
riescono a stare fermi. questo
li fa sembrare dei bambini
troppo in tutti i sensi, ma
questo per me è segno di
vitalità. è vero che spesso sono
sporchi, ma perchè vivono in
insediamenti abusi e fuori si
sporcano facilmente, ma vi
assicuro che la mattina a scuola
sono puliti e ben vestiti. sono
bambini generosi e molto
affettuosi. Già da piccoli sono
molto indipendenti dalle
famiglie, a differenza dei
bambini italiani. questo non
significa che i genitori non
siano bravi, hanno un modo
diverso di educare. Alcune
famiglie lavorano onestamente e
altre purtroppo no!!ed è ovvio
quelli che fanno lavori “strani”
ci sono, non posso negarlo. Però
questo non significa che tutti
siano così!!I bambini rom non
vanno a rubare!!!!capita che li
trovi a chiedere l’elemosina
perchè sono costretti a vivere
in condizioni pessime. Con la
mia professione cerchiamo di
responsabilizzare i bambini,
istruirli e permettere loro un
giusto inserimento. E’ difficile
spesso lavorare con loro, perchè
ammetto che capita di trovare
profonde resistenze.
ma…capire e conoscere è la
giusta strada verso
l’integrazione. (letterealDirettore.iT)
Ciao mi chiamo Mauro
Ciao mi chiamo Mauro ho 28anni,
ho letto i precedenti commenti
sull’argomento ROM, e sono
pienamente in accordo con chi
sceglie di capirli e avvicinarli
all’integrazione. Conduco un
progetto educativo che coinvolge
decine di bambini rom, prima di
questa esperienza vivevo anche
io una forte avversione e paura
verso questa cultura, ma adesso
posso scrivere che è vero,
questi bambini sono esattamente
come tutti gli altri, nessun
fenomeno eccezionale, se fossimo
nati noi nella loro cultura non
avremmo resistito all’attrazione
del gruppo di appartenenza (la
famiglia, le radici) , non
saremmo riusciti a non spronare
il nostro istinto di
sopravvivenza identificandoci
col gruppo, nessuna specie
animale o vegetale puo’ farne a
meno, i bambini di oggi saranno
gli adulti di domani come i
genitori di oggi sono bambini di
ieri, un giro che nel loro caso
diventa vizioso in cui nessuno
ha colpe, perchè un bambino per
istinto diventa cio’ che gli si
insegna ad essere. La
scolarizzazione è fondamentale,
i risultati che la gente si
aspetta quando si lavora per
integrare, si possono
realisticamente attendere solo
sul lungo periodo. Finisco
scrivendo che se siamo pronti a
capire quanto faticoso formare
la propria identità in un
ambiente come quello dei rom,
possiamo anche capire che non
possiamo assolutamente
permetterci errori di
valutazione sui diritti
imprescindibili dell’essere
umano, circa il diritto di
integrazione anziché
soppressione, con i tempi e i
modi che questo comporta..
Via i bimbi rom dalla scuola
Torre del Greco La scuola apre
le porte ai bambini rom e i
genitori degli altri alunni
protestano. Ieri mattina un
folto gruppo di mamme degli
alunni del plesso Giovanni
Falcone al colle Sant'Alfonso,
la struttura che fa parte
dell'ottavo circolo conosciuta
in città anche come scuola dei
Padri redentoristi, ha
manifestato all'esterno
dell'istituto.
Molte hanno fatto comunque
frequentare regolarmente le
lezioni ai propri figli (sono
circa cento gli alunni del
plesso) mentre altre hanno
preferito portare i bambini a
casa. Pomo della discordia la
decisione della dirigente
scolastica, Maria Josè
Abilitato, di consentire a sei
bambini ospiti del campo rom che
sorge in prossimità
dell'autostrada di frequentare
le lezioni.
Un progetto avallato dalla
chiesa dei Padri redentoristi
grazie all'apporto di padre
Orazio Morra, che si è avvalso
della collaborazione di alcune
suore comboniane.
Un'idea che il giovane parroco
cullava da tempo e che solo
lunedì si è concretizzata:
«Sull'argomento - fa sapere
padre Orazio - avevo già
riscontrato non poche resistenze
da parte dei genitori, con i
quali ho avuto un incontro la
scorsa settimana per spiegare
loro le nostre intenzioni».
Dopo il primo giorno di scuola
sono arrivate le proteste. Ieri
mattina una delegazione di mamme
si è radunata all'esterno della
struttura al Colle Sant'Alfonso.
Per i genitori dei bambini che
frequentano le cinque classi
dell'istituto il progetto di
integrazione dei ragazzini rom
sarebbe partito col piede
sbagliato: «Non vogliamo essere
considerati razzisti - dice
Maria Brunasso, madre di un
allievo della Falcone - ma certo
non possiamo tollerare questo
modo di agire.
I ragazzini rom, che non hanno
tutti la stessa età, sono stati
sistemati in quarta. Una scelta
inspiegabile, visto che molti di
loro non sanno né leggere, né
scrivere. Così facendo rischiano
di rallentare lo svolgimento del
programma dei nostri figli». «È
assurdo - gli fa eco la
rappresentante di circolo, Luisa
Vitiello - che alle nostre
richieste, la scuola abbia
sempre negato ogni cosa. Per
quale motivo non si poteva
adottare una sorta di
collaborazione?». Ma le mamme
lamentano anche problemi di
carattere sanitario, tanto che
ieri mattina sono state raccolte
le firme per chiedere all'Asl di
appurare se i minori siano in
regola con le vigenti normative
sanitarie in merito alle
vaccinazioni obbligatorie. La
dirigente scolastica, però,
sgombera immediatamente il campo
da ogni preoccupazione di sorta:
«I ragazzini - afferma Maria
Josè Abilitato - hanno
effettuato le previste
vaccinazioni in Romania. Ma per
venire incontro alle mamme, ho
comunque contattato l'ufficio di
Medicina scolastica dell'Asl per
chiedere se sia possibile, nei
limiti del consentito,
effettuare il richiamo di alcune
terapie.
Da questo punto di vista, siamo
più che garantiti dall'opera
svolto dalle suore che si
occupano, oltre che del campo
rom di Torre del Greco, anche di
quelli di Torre Annunziata e
Napoli». «Per facilitare
l'inserimento dei ragazzini rom
- prosegue padre Orazio Morra -
la prossima settimana avvieremo
un servizio di doposcuola nella
chiesa». «Abbiamo scelto di
sistemare i piccoli in una sola
classe - riprende la direttrice
dell'ottavo circolo - perché in
quarta c'è un'insegnante che si
è detta disponibile ad occuparsi
di questi bambini e ha mostrato
le opportune caratteristiche per
seguire il caso».
«Secondo noi servirebbe
un’insegnante di sostegno»
sottolinea Angela Merangolo,
un'altra mamma. «Senza
dimenticare che questa scuola ha
problemi di carattere
strutturale, dalla mancanza di
un'uscita di emergenza a carenze
di carattere igienico-sanitarie»
conclude Silvana Vincenti
A ritmo di Rom
Il fatto: in una
scuola elementare della
provincia di Rovigo sono
iscritti solo 19 bambini. Tutti
Rom. Gli altri, gli italiani,
piano piano negli ultimi due
anni si sono spostati tutti
altrove. I genitori italiani
dicono che i rom rallentano
l’apprendimento dei loro figli.
L’Opera Nomadi si ribella e
vorrebbe chiudere la scuola
divenuta un ghetto.
L’articolo che racconta questa
storia riporta cause e possibili
soluzioni della vicenda,
sperticandosi in parole vuote:
“visione pedagogica”,
“intercultura”, “multicultura”,
“didattica”, “integrazione
sociale”. Parole vuote non in
sé, ma svuotate dal contesto in
cui sono inserite.
Nell’articolo si cita una
posizione che dice che la
didattica interculturale “dà
maggiore importanza ‘al processo
sociale dell’apprendimento’ e fa
corrispondere i tempi della
classe a quelli del bambino più
debole o più fragile: tempi
interculturali”. Ma da dove
viene questa idea? Se questo
fosse vero i genitori dei
bambini avrebbero tutto il
diritto di tutelare
l’apprendimento dei loro figli.
Ma siamo alla follia.
L’intercultura determinerebbe un
gioco al ribasso nel ritmo della
classe? E poi per quale motivo i
Rom avrebbero dei “ritmi” più
lenti? Genetici? Mi viene da
pensare che si scambi per ritmo
la distanza da cui partono
queste culture nei riguardi
della scuola, una distanza
maggiore rispetto a quella dei
bambini italiani, ma è una
distanza, non un ritmo. La
differenza è che la prima è
colmabile, il secondo no: è un
dato da tener presente per la
vita.
Per favore, colleghi di Venezia
e del veneto tutto dove siete
maestri di queste tematiche,
dite la vostra, fatevi sentire..
Un’ultima nota: non ho mai
pensato che la responsabilità
delle disfunzioni della scuola
(compresi i problemi della
classe, il mancato successo di
una lezione, ecc.) fossero
responsabilità di come sono
fatti gli studenti. Da
insegnante ho sempre pensato che
se non sono riuscito è su me che
devo lavorare, perché in una
scuola dominata dalla diversità
devo prima capire (o almeno
provarci) e poi strutturare
un’azione.
E invece in quest’articolo,
nelle interviste ai vari
responsabili non esce mai la
parola “insegnanti”, mai la
parola “strumenti”. Lo capisco:
formare insegnanti in grado di
affrontare una scuola davvero
multiculturale è una visione
iperuranica, costosa e al limite
futuribile. Un’idea che può
essere fonte di applausi in
convegni, ma che non deve
toccare nemmeno la mente di chi
guarda da fuori certi fenomeni.
In fondo meglio un genitore
inconsapevolmente razzista che
una scuola che preferisce il
razzismo piuttosto che
affrontare i problemi in modo
serio.
PS: Vorrei tradurre una frase
dell’articolo che riporta il
pensiero del sindaco del paese
in questione a riguardo
dell’impossibilità a chiudere la
scuola: “Secondo Pizzi si tratta
di garantire un servizio ai
cittadini, tutelare l’identità
locale e limitare i costi
economici”. Ovvero: non
rompeteci le balle, non abbiamo
nemmeno un euro per il caffé.
Un ultimo pensiero va a quegli
insegnanti che hanno deciso di
rimanere a lavorare nella
scuola: hanno la mia piena
solidarietà e la mia stima,
sarebbe interessante sapere loro
cosa ne pensano della faccenda.
Porfido
Non posso dire di non essere
razzista
Ciao
sono veneta e non posso dire di
non essere razzista, lo ammetto,
un po' lo sono ma solo se
calpestano i miei diritti di
italiana con la scusa che “loro”
sono da lontano… e se non hanno
rispetto delle mie idee
(politiche religiose o altro) ma
per il resto ho amici da tutto
il mondo di tutti i colori e di
tutte le religioni, questo
perchè ci rispettiamo a vicenda.
E la mia migliore amica è una
zingara!!
Secondo me manca il rispetto per
un modo di vedere diverso! Ci
diciamo civili ma poi…????
Mio figlio ho dovuto cambiargli
scuola perchè non ben visto da
altri, perchè non veste firmato
(mio marito lavora tramite
agenzia e non sempre, e cmq il
firmato non ci interessa per
nulla) e perchè amico di un
ragazzino zingaro… ma le maestre
a che servono?? Oltre alle
famiglie dove dovrebbe partire
l’educazione anche sul rispetto,
anche la scuola dovrebbe
insegnare a vivere.
Se le maestre preside ecc..
avessero fatto di più forse
anche la scuola di Rovigo non
sarebbe rimasta vuota!
Forse non ho detto nulla di
buono o di bello e forse ho
detto stupidate, però sono
solidale con voi e con gli
zingari…
Io non sono ne cristiana ne
cattolica ma ha ragione Mirjana
nel dire che nessun essere umano
va isolato se poi ha da
insegnarci qualcosa ancor
meno!!!!!!!!!!!
Ciao a tutti!
Avalon