Le Città a Misura delle Bambine e dei Bambini
il portale dei diritti per i bambini

 


Bambini Rom a Scuola

Apriamo una discussione su questo tema, nella convinzione che se esistono dei problemi questi vanno affrontati con la discussione, il lavoro educativo e di accettazione di tutti i bambini, indipendentemente dalla loro etnia, cultura o livello educativo.

E' possibile inviare i propri interventi a una di queste e-mail:
lascuoladipace@gmail.com
cittaperibambini@gmail.com

Siamo un gruppo di insegnanti di Roma

Siamo un gruppo di insegnanti del 166° Circolo didattico "A. Gramsci" di Roma ed è un sentimento misto di raccapriccio e vergogna che sentiamo e desideriamo esprimere nei confronti della proposta del Ministro degli Interni Maroni di prendere le impronte ai bambini rom. Non vogliamo nasconderci dietro a dichiarazioni di principio, in quanto siamo consapevoli dei problemi posti ormai dalle diverse comunità criminali che “usano” i bambini per i loro scopi non certamente onesti: questi problemi peraltro erano stati già segnalati dal precedente Ministro degli Interni Amato. Ciò che troviamo ripugnante nell’attuale proposta è il fatto che non potendo pensare di prendere le impronte a tutti i bambini che vivono in situazioni palesi o marginali di criminalità, l’attuale governo abbia pensato di individuare un “capro espiatorio”, rispetto ai problemi della sicurezza, nei bambini rom, di quei bambini che in modo generico vengono definiti romeni, anche se appartengono a un’etnia di fatto apolide e, in quanto tale, priva della protezione che l’appartenenza a uno stato garantisce.

Siamo insegnanti e operiamo in una zona a rischio, e nella scuola il principio dell’integrazione è l’elemento centrale intorno a cui si svolge la nostra azione di insegnanti ed educatori. Conosciamo molto bene sia i bambini rom che i bambini italiani a rischio sociale, perché frequentano la nostra scuola, e ci “prendiamo cura” degli uni e degli altri, attraverso una relazione educativa fondata sul riconoscimento dell’altro e sulla mediazione culturale di contenuti e metodologie, e facciamo in modo che attraverso la scuola questi bambini- tutti!- possano divenire davvero cittadini attivi di questo stato.

Quello che abbiamo dovuto registrare negli anni è, invece, spesso la solitudine della scuola nell’affrontare a mani nude tutti i nodi e i problemi che il difficile processo dell’integrazione comporta. Ci siamo misurati come scuola su poche risorse, umane ed economiche; in compenso abbiamo avuto modo di misurare spesso la miopia delle istituzioni nell’incapacità/diffidenza di avviare reali politiche di rete dei diversi servizi per migliorare la prospettiva del futuro rispetto all’integrazione.

E oggi, la risposta è solo questa: la più iniqua, la più ingiusta- prendere le impronte dei bambini rom!- perché la più facile da adottare e da fornire come effetto placebo, da una parte, e propaganda, dall’altra, agli egoismi individuali e alle paure indotte nelle persone che, ahinoi!, in larga misura hanno rinunciato a pensare.

Fabiana Fabiani, Paola Passagrilli, Maria Tita, Angela Costanzi, Maria Assunta Di Nubila, Sabrina De Santo, Anna Miele, Maria Citera, Silvana Trinci, Francesca Pulvirenti, Antonia Di Marco, Giorgia Giacobbe, Ester Raucci, Agata Marino, Federica Sparanero, Francesca Noto, Marisa De Musis, Claudia Elisabetta (lettera pubblicata su vari siti internet)


Sono un'educatrice di bambini Rom

Salve, stavo leggendo quello che avete scritto a proposito dei Rom…e volevo intervenire.
Sono un educatrice di bambini Rom e ormai da anni lavoro a stretto contatto con loro e con le loro famiglie. Purtroppo ho riscontrato in prima persona quanta “ignoranza” ci sia sull’argomento e sopratutto quanta non voglia di conoscere e capire.
Per prima cosa la gente continua a chiamare i Rom “zingari” senza sapere che è una grossa offesa per loro..gli zingari hanno altra provenienza e altra storia.
mi rendo conto delle diversità che ci separano dal loro modo di vivere le cose, all’inizio facevo fatica ma poi ho scoperto un mondo meraviglioso e da amare. Per fare questo è necessario entrare in contatto con loro, senza pretendere di cambiare la loro cultura (come molti intendono fare perchè la ritengono “sbagliata”), ma capire i motivi, molto ancestrali, del loro modo di essere.
i bambini sono come tutti i bambini, solo con meno regole di comportamento. I bambini Rom sono abituati a correre, saltare in continuazione, amano gli spazi aperti e difficilmente riescono a stare fermi. questo li fa sembrare dei bambini troppo in tutti i sensi, ma questo per me è segno di vitalità. è vero che spesso sono sporchi, ma perchè vivono in insediamenti abusi e fuori si sporcano facilmente, ma vi assicuro che la mattina a scuola sono puliti e ben vestiti. sono bambini generosi e molto affettuosi. Già da piccoli sono molto indipendenti dalle famiglie, a differenza dei bambini italiani. questo non significa che i genitori non siano bravi, hanno un modo diverso di educare. Alcune famiglie lavorano onestamente e altre purtroppo no!!ed è ovvio quelli che fanno lavori “strani” ci sono, non posso negarlo. Però questo non significa che tutti siano così!!I bambini rom non vanno a rubare!!!!capita che li trovi a chiedere l’elemosina perchè sono costretti a vivere in condizioni pessime. Con la mia professione cerchiamo di responsabilizzare i bambini, istruirli e permettere loro un giusto inserimento. E’ difficile spesso lavorare con loro, perchè ammetto che capita di trovare profonde resistenze.
ma…capire e conoscere è la giusta strada verso l’integrazione. (letterealDirettore.iT)


Ciao mi chiamo Mauro

Ciao mi chiamo Mauro ho 28anni, ho letto i precedenti commenti sull’argomento ROM, e sono pienamente in accordo con chi sceglie di capirli e avvicinarli all’integrazione. Conduco un progetto educativo che coinvolge decine di bambini rom, prima di questa esperienza vivevo anche io una forte avversione e paura verso questa cultura, ma adesso posso scrivere che è vero, questi bambini sono esattamente come tutti gli altri, nessun fenomeno eccezionale, se fossimo nati noi nella loro cultura non avremmo resistito all’attrazione del gruppo di appartenenza (la famiglia, le radici) , non saremmo riusciti a non spronare il nostro istinto di sopravvivenza identificandoci col gruppo, nessuna specie animale o vegetale puo’ farne a meno, i bambini di oggi saranno gli adulti di domani come i genitori di oggi sono bambini di ieri, un giro che nel loro caso diventa vizioso in cui nessuno ha colpe, perchè un bambino per istinto diventa cio’ che gli si insegna ad essere. La scolarizzazione è fondamentale, i risultati che la gente si aspetta quando si lavora per integrare, si possono realisticamente attendere solo sul lungo periodo. Finisco scrivendo che se siamo pronti a capire quanto faticoso formare la propria identità in un ambiente come quello dei rom, possiamo anche capire che non possiamo assolutamente permetterci errori di valutazione sui diritti imprescindibili dell’essere umano, circa il diritto di integrazione anziché soppressione, con i tempi e i modi che questo comporta..


Via i bimbi rom dalla scuola

Torre del Greco La scuola apre le porte ai bambini rom e i genitori degli altri alunni protestano. Ieri mattina un folto gruppo di mamme degli alunni del plesso Giovanni Falcone al colle Sant'Alfonso, la struttura che fa parte dell'ottavo circolo conosciuta in città anche come scuola dei Padri redentoristi, ha manifestato all'esterno dell'istituto.
Molte hanno fatto comunque frequentare regolarmente le lezioni ai propri figli (sono circa cento gli alunni del plesso) mentre altre hanno preferito portare i bambini a casa. Pomo della discordia la decisione della dirigente scolastica, Maria Josè Abilitato, di consentire a sei bambini ospiti del campo rom che sorge in prossimità dell'autostrada di frequentare le lezioni.
Un progetto avallato dalla chiesa dei Padri redentoristi grazie all'apporto di padre Orazio Morra, che si è avvalso della collaborazione di alcune suore comboniane.
Un'idea che il giovane parroco cullava da tempo e che solo lunedì si è concretizzata: «Sull'argomento - fa sapere padre Orazio - avevo già riscontrato non poche resistenze da parte dei genitori, con i quali ho avuto un incontro la scorsa settimana per spiegare loro le nostre intenzioni».
Dopo il primo giorno di scuola sono arrivate le proteste. Ieri mattina una delegazione di mamme si è radunata all'esterno della struttura al Colle Sant'Alfonso. Per i genitori dei bambini che frequentano le cinque classi dell'istituto il progetto di integrazione dei ragazzini rom sarebbe partito col piede sbagliato: «Non vogliamo essere considerati razzisti - dice Maria Brunasso, madre di un allievo della Falcone - ma certo non possiamo tollerare questo modo di agire.
I ragazzini rom, che non hanno tutti la stessa età, sono stati sistemati in quarta. Una scelta inspiegabile, visto che molti di loro non sanno né leggere, né scrivere. Così facendo rischiano di rallentare lo svolgimento del programma dei nostri figli». «È assurdo - gli fa eco la rappresentante di circolo, Luisa Vitiello - che alle nostre richieste, la scuola abbia sempre negato ogni cosa. Per quale motivo non si poteva adottare una sorta di collaborazione?». Ma le mamme lamentano anche problemi di carattere sanitario, tanto che ieri mattina sono state raccolte le firme per chiedere all'Asl di appurare se i minori siano in regola con le vigenti normative sanitarie in merito alle vaccinazioni obbligatorie. La dirigente scolastica, però, sgombera immediatamente il campo da ogni preoccupazione di sorta: «I ragazzini - afferma Maria Josè Abilitato - hanno effettuato le previste vaccinazioni in Romania. Ma per venire incontro alle mamme, ho comunque contattato l'ufficio di Medicina scolastica dell'Asl per chiedere se sia possibile, nei limiti del consentito, effettuare il richiamo di alcune terapie.
Da questo punto di vista, siamo più che garantiti dall'opera svolto dalle suore che si occupano, oltre che del campo rom di Torre del Greco, anche di quelli di Torre Annunziata e Napoli». «Per facilitare l'inserimento dei ragazzini rom - prosegue padre Orazio Morra - la prossima settimana avvieremo un servizio di doposcuola nella chiesa». «Abbiamo scelto di sistemare i piccoli in una sola classe - riprende la direttrice dell'ottavo circolo - perché in quarta c'è un'insegnante che si è detta disponibile ad occuparsi di questi bambini e ha mostrato le opportune caratteristiche per seguire il caso».
«Secondo noi servirebbe un’insegnante di sostegno» sottolinea Angela Merangolo, un'altra mamma. «Senza dimenticare che questa scuola ha problemi di carattere strutturale, dalla mancanza di un'uscita di emergenza a carenze di carattere igienico-sanitarie» conclude Silvana Vincenti
 


A ritmo di Rom

Il fatto: in una scuola elementare della provincia di Rovigo sono iscritti solo 19 bambini. Tutti Rom. Gli altri, gli italiani, piano piano negli ultimi due anni si sono spostati tutti altrove. I genitori italiani dicono che i rom rallentano l’apprendimento dei loro figli. L’Opera Nomadi si ribella e vorrebbe chiudere la scuola divenuta un ghetto.

L’articolo che racconta questa storia riporta cause e possibili soluzioni della vicenda, sperticandosi in parole vuote: “visione pedagogica”, “intercultura”, “multicultura”, “didattica”, “integrazione sociale”. Parole vuote non in sé, ma svuotate dal contesto in cui sono inserite.
Nell’articolo si cita una posizione che dice che la didattica interculturale “dà maggiore importanza ‘al processo sociale dell’apprendimento’ e fa corrispondere i tempi della classe a quelli del bambino più debole o più fragile: tempi interculturali”. Ma da dove viene questa idea? Se questo fosse vero i genitori dei bambini avrebbero tutto il diritto di tutelare l’apprendimento dei loro figli. Ma siamo alla follia. L’intercultura determinerebbe un gioco al ribasso nel ritmo della classe? E poi per quale motivo i Rom avrebbero dei “ritmi” più lenti? Genetici? Mi viene da pensare che si scambi per ritmo la distanza da cui partono queste culture nei riguardi della scuola, una distanza maggiore rispetto a quella dei bambini italiani, ma è una distanza, non un ritmo. La differenza è che la prima è colmabile, il secondo no: è un dato da tener presente per la vita.
Per favore, colleghi di Venezia e del veneto tutto dove siete maestri di queste tematiche, dite la vostra, fatevi sentire..

Un’ultima nota: non ho mai pensato che la responsabilità delle disfunzioni della scuola (compresi i problemi della classe, il mancato successo di una lezione, ecc.) fossero responsabilità di come sono fatti gli studenti. Da insegnante ho sempre pensato che se non sono riuscito è su me che devo lavorare, perché in una scuola dominata dalla diversità devo prima capire (o almeno provarci) e poi strutturare un’azione.
E invece in quest’articolo, nelle interviste ai vari responsabili non esce mai la parola “insegnanti”, mai la parola “strumenti”. Lo capisco: formare insegnanti in grado di affrontare una scuola davvero multiculturale è una visione iperuranica, costosa e al limite futuribile. Un’idea che può essere fonte di applausi in convegni, ma che non deve toccare nemmeno la mente di chi guarda da fuori certi fenomeni.
In fondo meglio un genitore inconsapevolmente razzista che una scuola che preferisce il razzismo piuttosto che affrontare i problemi in modo serio.

PS: Vorrei tradurre una frase dell’articolo che riporta il pensiero del sindaco del paese in questione a riguardo dell’impossibilità a chiudere la scuola: “Secondo Pizzi si tratta di garantire un servizio ai cittadini, tutelare l’identità locale e limitare i costi economici”. Ovvero: non rompeteci le balle, non abbiamo nemmeno un euro per il caffé.

Un ultimo pensiero va a quegli insegnanti che hanno deciso di rimanere a lavorare nella scuola: hanno la mia piena solidarietà e la mia stima, sarebbe interessante sapere loro cosa ne pensano della faccenda.

Porfido
 


Non posso dire di non essere razzista

Ciao
sono veneta e non posso dire di non essere razzista, lo ammetto, un po' lo sono ma solo se calpestano i miei diritti di italiana con la scusa che “loro” sono da lontano… e se non hanno rispetto delle mie idee (politiche religiose o altro) ma per il resto ho amici da tutto il mondo di tutti i colori e di tutte le religioni, questo perchè ci rispettiamo a vicenda.
E la mia migliore amica è una zingara!!
Secondo me manca il rispetto per un modo di vedere diverso! Ci diciamo civili ma poi…????
Mio figlio ho dovuto cambiargli scuola perchè non ben visto da altri, perchè non veste firmato (mio marito lavora tramite agenzia e non sempre, e cmq il firmato non ci interessa per nulla) e perchè amico di un ragazzino zingaro… ma le maestre a che servono?? Oltre alle famiglie dove dovrebbe partire l’educazione anche sul rispetto, anche la scuola dovrebbe insegnare a vivere.
Se le maestre preside ecc.. avessero fatto di più forse anche la scuola di Rovigo non sarebbe rimasta vuota!
Forse non ho detto nulla di buono o di bello e forse ho detto stupidate, però sono solidale con voi e con gli zingari…
Io non sono ne cristiana ne cattolica ma ha ragione Mirjana nel dire che nessun essere umano va isolato se poi ha da insegnarci qualcosa ancor meno!!!!!!!!!!!
Ciao a tutti!

Avalon