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Il grande
cocomero
A Roma, Valentina, una
dodicenne soprannominata Pippi, figlia di Cinthya
e Marcello Diotallevi, popolani arricchiti ma
senza ideali, in seguito a un attacco di epilessia
viene ricoverata nel reparto di neuropsichiatria
infantile. Un giovane psichiatra, Arturo –
appena uscito da una crisi coniugale che sta
sforzandosi di esorcizzare – sebbene convinto
che il caso sia piuttosto di natura neurologica
che psichiatrica, accoglie la ragazzina nel suo
reparto, preso da spontaneo interesse per lei.
Pippi rivela subito un carattere scontroso e
provocatorio, e risulta in difficile rapporto con
i genitori, per cui Arturo si propone di tentare
con lei una terapia analitica, studiandone
attentamente le reazioni al fine di riportarla
alla normalità. Nota così che nell'ambiente
familiare, superficiale e contraddittorio, perché
contemporaneamente protettivo ma di reciproca
indifferenza, Pippi non trova né sicurezza né
affetto, e viene praticamente lasciata a se
stessa, mentre nel reparto da lui diretto,
malgrado le carenze strutturali e organizzative e
l'insufficienza di personale, la ragazzina trova
interessi e affetto, specie nel terapeuta – al
quale piano piano si apre con crescente fiducia
– e in una bimba cerebrolesa cui dedica il
proprio tempo e le proprie attenzioni. Sarà
proprio la morte della bimba – cui non è forse
estranea una terapìa troppo intensiva – a
scatenare il rifiuto di Pippi nei confronti di
Arturo e a indurla a un'autocrisi epilettica di
protesta, che fornirà allo psichiatra la chiave
di un appropriato intervento per condurre Pippi
alla guarigione. |
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