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Piccole donne
Rispetto alle precedenti
versioni del romanzo (1868) di Louisa May Alcott
(1832-88) 3 novità: 1) Nella storia sono stati
introdotti dalla sceneggiatrice Robin Swicord
particolari desunti dalla biografia della Alcott
per storicizzare il contesto e sottolinearne il
tono femminista; 2) tono asciutto e allegro nel
tentativo di rendere più attuali, senza forzare
il testo, storia e personaggi: ragazze che
crescono imparando a essere indipendenti e non
obbedienti, generose e non egoiste, attive e non
remissive; 3) insistenza sulla natura, sul
paesaggio, sul passaggio delle stagioni, un gusto
che l'australiana G. Armstrong condivide con i
cineasti suoi compatrioti (e neozelandesi).
Fotografia di Geoffrey Simpson. Dopo 2 film muti,
2 sonori per il cinema e 2 televisivi, questa 7a
versione è quasi per intero al femminile anche
nel cast tecnico. Nella parte di Jo, che fu già
di K. Hepburn, la Ryder ebbe una candidatura
all'Oscar. Nell'edizione italiana imperdonabile il
doppiaggio di G. Byrne (Michele Gammino).
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