|
Germania anno
zero
Vincitore al Festival di
Locarno del 1948, "Germania anno zero"
fu dedicato da Rossellini al figlio Romano, morto
nell’agosto del 1946. Ancora una volta
Rossellini punta l’attenzione sulla sofferenza
umana e sui perdenti, sconfitti da una vita che li
costringe a scontare colpe altrui; con un finale
disperato ed una visione della vita tragica e
priva di speranza, il regista chiude idealmente la
trilogia iniziata con "Roma città
aperta" e proseguita con "Paisà".
Ambientato a Berlino, città fantasma, subito dopo
la caduta del Terzo Reich, il film narra la storia
di Edmund Koeler, ragazzino di appena tredici
anni, che vive di espedienti. Come molti altri
abitanti della città, ridotta ad un silenzioso
cumulo di macerie, Edmund si aggira per i palazzi
distrutti in cerca di cibo per sostentare la
famiglia, ammassata in una sola stanza, di
proprietà altrui. Il padre di Edmund è costretto
a letto da una grave invalidità, il fratello ha
disertato durante la guerra ed ora è ricercato
come ex nazista, non possiede la tessera
alimentare e grava interamente su Edmund; non
potendosi mostrare in giro, sua sorella invece si
guadagna favori e regali prostituendosi con i
soldati delle truppe alleate. Giorno dopo giorno
la vita sembra sempre più inutile e triste, finché
Edmund ritrova un suo vecchio maestro di scuola:
un uomo ambiguo e cinico, che gli instilla
un'insana teoria secondo la quale i deboli sono
costretti a soccombere per far posto ai più
forti. Edmund, ispirato dalle parole dell'uomo,
avvelena il padre. Dopo il gesto disperato, il
maestro si rifiuta di alleviare la sua pena con
qualche parola di conforto; distrutto dal senso di
colpa, Edmund vaga per Berlino, entra in una
chiesa, sale sul campanile e - dopo aver visto il
carro funebre che porta il corpo del padre - si
getta nel vuoto. |
 |