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IL LADRO DI BAMBINI

Antonio (Lo Verso), giovane carabiniere calabrese, ha il compito di accompagnare l'undicenne Rosetta (Scalici), prostituita dalla madre, e il fratellino Luciano (Ieracitano) in un orfanotrofio di Civitavecchia che, però, si rifiuta di accoglierli. Il viaggio prosegue per un istituto in Sicilia. Il cuore di questo film bellissimo e importante scritto dal regista con Sandro Petraglia e Stefano Rulli è nel rapporto tra carabiniere e bambini: lenta conquista, avvicinamento, osmosi. Grazie ad Antonio i due bambini che nei film di Amelio sono sempre una maschera dell'adulto non cresciuto imparano per pochi giorni a ridiventare bambini. Pur nella fedeltà a un'alta idea di cinema che dice attraverso il non detto e tende a esprimere l'inesprimibile, Amelio ha fatto un film emozionante anche nella sua durezza e nel rifiuto di ogni consolazione. La sua concretezza disadorna si può cogliere nel modo, sommesso e lucido, con cui si dà testimonianza dell'Italia sia nel paesaggio (la mescolanza di sfascio e benessere) sia nell'acquiescenza tranquilla della piccola gente di Calabria e Sicilia. Almeno due sequenze memorabili: il pranzo in Calabria e il bagno in mare. Gran Premio della Giuria a Cannes e il Felix per il miglior film europeo. 2 Nastri d'argento (regia, sceneggiatura).


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