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Il palloncino
bianco
Il palloncino bianco, diretto
dall'ex assistente di Abbas Kiarostami, Jafar
Panahi, sceneggiato dal maestro iraniano,
interpretato da attori presi dalla strada, girato
con apparente semplicità ma con mestiere notevole
da un regista che usa benissimo i piani sequenza
per seguire con naturalezza assoluta i suoi
personaggi, è un piccolo gioiello di neorealismo
iraniano, una favola calata nel mondo di tutti i
giorni, un apologo sulla potenza del desiderio.
(La Repubblica, Irene Bignardi, 14/1/96).
L'esordiente Jafar Panahi ha composto un delicato
ma ferreo quadretto dalle molte letture. Allegoria
dell'Iran e dei suoi molti divieti; trattatello
sui pericoli che celano le apparenze più
amichevoli (e sulla violenza che pulsa sotto la
superficie di un paese iper-regolamentato come
l'Iran integralista), ma anche, appunto, favola
segretamente crudele sui terrori dell'infanzia.
(Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 22/1/96).
Il suo film descrive l'ostinata
"resistenza" di Razieh alla cattiva
sorte e la solidarietà che, mentre lei monta la
guardia al suo tesoro, la gente le manifesta.
Tutto è detto in modo naturale. Con il coraggio
del realista convinto che, parlando di piccole
cose, riesce a volte a evocare grandi cose
risvegliando ricordi in chi lo ascolta, Vicende
minute, rese autentiche da attori che paiono
inventare tutto lì per lì provando e
risvegliando in chi li osserva emozioni.
(Avvenire, Francesco Bolzoni, 21/1/96) . |
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