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Respiro
Emanuele Crialese rappresenta
nel suo film la fusione che si realizza
nell’isola di Lampedusa tra uomo e natura: in
questo angolo del mondo, le vicende quotidiane di
una minuscola comunità di pescatori fluiscono
spontaneamente in simbiosi con l’ambiente
naturale. Le attività lavorative degli abitanti,
le baruffe tra bande rivali di adolescenti, i
chiassosi passatempi dei bambini e le questioni
sentimentali di adulti e ragazzi si consumano nel
lento trascorrere delle giornate, amalgamandosi
con il paesaggio arido e brullo dell’isola,
avvolto dalla luce abbacinante del sole sotto il
cielo turchino, su cui si stagliano i profili
delle impervie scogliere a strapiombo sulle acque
limpide. Il film trasmette allo spettatore la
serena voluttà di un vivere che scorre senza
tempo, ignorando il problema del domani, immerso
tra gli scenari mozzafiato del Mediterraneo.
L’adagiarsi dei personaggi nella molle
ripetitività delle giornate evoca il benessere
che deriva dalla possibilità di assaporare il
gusto della realtà primordiale di cui si è parte
integrante: la consuetudine di sperimentare ogni
giorno la propria appartenenza alla fisicità del
mondo naturale consente all’individuo di
rimanere a contatto con l’essenza pura del suo
essere e con i valori innati che gli sono propri.
In un clima come questo, anche eventi drammatici
offrono lo spunto per riscoprire l’incantevole
semplicità dei sentimenti che scaturiscono da un
cuore non contaminato dalle sovrastrutture delle
convenzioni sociali. Lo smarrimento della
protagonista, ad esempio, fornisce l’occasione
per indagare sulla profondità dell’affetto che
lega due coniugi da una parte, e una madre ai
propri figli dall’altra. Il titolo del film
vuole evocare, pertanto, la sensazione di libertà
e armonia interiore che nasce dalla possibilità
di “respirare” a pieni polmoni il profumo di
una vita non alterata dai ritmi convulsi della
società moderna. |
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